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Report mette sotto accusa le catene low cost

Il tema delle cosiddette “catene” e dell’odontoiatria low cost, comincia ad avere visibilità mediatica e a dare la rilevanza di un problema che, prima ancora degli addetti ai lavori, coinvolge tutti i cittadini. Dopo alcuni servizi usciti nel recente periodo sulle testate nazionali televisive e sulla carta stampata,una puntata della nota trasmissione Report, ha affrontato la questione. Nel servizio è stato  evidenziato come la preponderanza commerciale su quella sanitaria sia sancita anche dalla titolarità di queste società, spesso riconducibili ad attività e capitali che nulla hanno a che vedere con la professione medica: da immobiliaristi a fantomatiche società di servizi, addirittura a commercianti di pesce all’ingrosso. Utilizzando una pubblicità aggressiva queste “catene” hanno facile appiglio su molte famiglie italiane alle prese con la quotidiana ‘quadratura del cerchio’ dei propri bilanci domestici. Promesse che purtroppo vengono spesso disattese, quando i costi allettanti ed evidentemente ingannevoli esposti in manifesti e brochure subiscono brusche impennate con la contabilizzazione di tutto quanto non compreso nel prezzo di partenza e, se poi va male, con interventi sovradimensionati rispetto alle effettive esigenze terapeutiche dei pazienti.

Parodontite e diabete

Il rapporto tra parodontite e stato di salute generale è ben noto.  In particolare le correlazioni con il diabete sono certamente tra quelle con maggiore evidenza scientifica. Oggi vi sono, nel mondo, 415 milioni di individui tra i 20 e i 79 anni affetti da diabete di cui 193 milioni non diagnosticati. In Italia ne sono affetti più di 3 milioni, circa il 5,3% dell’intera popolazione, mentre oltre un milione e mezzo di persone, pur ammalate, non sanno di esserlo. Fra le principali complicanze del diabete il cavo orale è chiamato fortemente in causa. In particolare, la parodontite è oggi considerata, a livello scientifico internazionale, la VI complicanza del diabete. Le correlazioni tra diabete e parodontite sono ben note da diversi anni. E’ emersa una chiara correlazione tra la presenza di diabete, specie nelle forme meno controllate, e la progressione della parodontite mentre la presenza di parodontite è in grado di influenzare in modo sensibile il decorso e il controllo clinico e farmacologico del diabete. La prevenzione è la risposta appropriata per chi ha gengive sane, mentre chi ha una parodontite ha bisogno di terapia quanto più precoce è possibile.

 

La via verso il benessere naturale

L’implantologia dentale offre l’opportunità di sostituire completamente e per lungo tempo i denti perduti. Gli impianti dentali, la cui ricerca e sperimentazione si fondano su solide basi scientifiche, sono utilizzati con successo da decenni in campo odontoiatrico. Essi possono sostituire uno o più denti oppure consentono di fissare saldamente le protesi nella bocca del paziente. Studi a lungo termine hanno dimostrato inequivocabilmente che la percentuale di successo degli impianti dentali dopo 15 anni è superiore al 96%. Anche gli impianti, come i denti naturali, richiedono un regolare controllo e una scrupolosa igiene orale. Durante un breve intervento ambulatoriale, eseguito in anestesia locale, l’impianto viene inserito e nelle settimane successive si integra saldamente e in modo indolore all’osso in crescita, fornendo un ancoraggio a lungo termine del dente sostituito. Anche gli impianti, come i denti naturali, richiedono un regolare controllo e una scrupolosa igiene orale. Una cura adeguata, un’accurata valutazione pre-operatoria ed un inserimento corretto dell’impianto sono i presupposti fondamentali per una lunga durata degli impianti.

Come proteggere i denti dalla carie?

Per mantenere i denti sani bisogna lavarli regolarmente, e poi fare attenzione a ciò che si mangia. Infatti i dolcificanti come il saccarosio, lo zucchero più cariogeno, favoriscono la carie. I cibi con il saccarosio stimolano una notevolissima proliferazione di batteri cariogeni. Se proprio non potete farne a meno di utilizzare un dolcificante, scegliete quelle a base di stevia, che è un dolcificante meno cariogeno.

Il ruolo del dentista nello sbiancamento dentale

E’ risaputo che taluni alimenti, bevande e soprattutto il fumo sono nemici del colore dei denti. Ma anche l’invecchiamento comporta una alterazione del colore dei denti. In molti casi è possibile intervenire e ripristinare il più possibile il colore originale dei denti attraverso sedute professionali di sbiancamento. In farmacia o attraverso la grande distribuzione è possibile reperire molti prodotti definiti utili per lo “sbiancamento dentale”. In realtà la loro efficacia è mirata al mantenimento di quanto ottenuto con una seduta di sbiancamento professionale. I prodotti “fai da te” hanno infatti concentrazioni minime di perossido di idrogeno, l’agente che determina lo sbiancamento dentale. La normativa europea (Regolamento UE n. 344/2013), vieta la vendita al consumatore finale di prodotti con concentrazioni di perossido di idrogeno maggiore dello 0,1% e minore o uguale al 6%.  Concentrazioni superiori sono consentite solo per i prodotti ad uso professionale che devono essere prescritti dai soli professionisti abilitati all’odontoiatria.Lo sbiancamento,  è un atto medico e come tale è indispensabile una preliminare valutazione da parte del dentista della natura del difetto di colore del  dente naturale oggetto del trattamento sbiancante e della situazione clinica. Infatti, non tutti i difetti di colore dei denti naturali possono essere risolti tramite lo sbiancamento, spesso essendo le alterazioni del colore dentale dovute a  prolungata assunzione di farmaci in età infantile, a traumi dentali nonché ad ulteriori cause eziologiche che non possono essere risolte con tale metodica. Bisogna poi sempre valutare lo stato di salute delle gengive, dei denti per valutare se esistano condizioni infiammatorie da rimuovere in via preliminare. Infine l’eventuale presenza di tartaro richiede una seduta di igiene orale prima del trattamento sbiancante. Comunque, i trattamenti sbiancanti non sono definitivi ma devono essere ripetuti con regolarità almeno ogni 18-24 mesi.

L’utilizzo di paste dentifricie fluorate riduce l’incidenza della carie

Numerosi studi clinici hanno evidenziato come, in età adulta, l’utilizzo di paste dentifricie fluorate comporta una sensibile riduzione della formazione di nuove carie. La percentuale di riduzione sarebbe del 33,3% rispetto al gruppo controllo con placebo (Garcia-Godoy, 2014; Danelon M. 2015; Johnson J Jr, 2014; Griffin SO, 2007). L’approccio sistematico all’utilizzo di paste dentifricie a base di fluoro insieme all’introduzione di programmi di sensibilizzazione e informazione nelle famiglie e nei luoghi di lavoro rappresenterebbe un adeguato fattore di prevenzione della patologia cariosa in tutti i soggetti.

Tipo e frequenza di assunzione degli alimenti e probabilità di carie

Numerosi studi hanno dimostrato che più che l’assunzione di zuccheri, risulta importante la frequenza con cui questi vengono assunti durante l’arco della giornata (Moynihan PJ, 2014; Elkhadem A, 2015). L’elevata frequenza aumenta la probabilità di carie.Pertanto, un’attenzione al tipo di cibo e alla frequenza di assunzione specie di quello ad alto contenuto di zuccheri può svolgere un ruolo preventivo importante nella genesi della patologia cariosa

La placca dentaria aggrava il diabete e le malattie cardiovascolari

Nell’ultimo congresso della Società Italiana di Parodontologia (SIP) è stato sottolineato il ruolo della PARODONTITE (malattia infiammatoria delle gengive causata dalla placca batterica) sullo stato di salute generale dell’individuo. In particolare, la parodontite può favorire o aggravare patologie metaboliche, come il diabete, e cardiovascolari, quali infarto e ictus. Sembra che ci sia un nesso diretto tra lo stato settico ed infiammatorio delle gengive e la produzione di citochine infiammatorie, che aumentano l’insulino resistenza, causando l’aumento della glicemia e peggiorando il controllo del diabete e delle sue complicanze. Da tempo è noto, inoltre, che le colonie batteriche presenti nella placca dentaria possono causare, attraverso la circolazione sanguigna, infezioni in altri organi, come endocarditi (malattie delle valvole cardiache) o glomerulonefriti (malattie dei reni). Più recentemente è stata evidenziata la presenza del DNA di batteri tipici della placca dentaria nelle placche aterosclerotiche di soggetti colpiti da ictus ed infarto.

La salute delle gengive è, dunque, importante non solo per il mantenimento di una dentatura sana, ma anche per favorire il benessere generale. Il controllo delle infiammazioni gengivali non va, quindi, mai sottovalutato, né può essere affidato a colluttori generici o “miracolosi” dentifrici. Deve piuttosto essere oggetto di un’adeguata terapia parodontale, eseguita da personale qualificato ed esperto.

Ricerca ANCOD sulle scelte dei pazienti in tema di cure odontoiatriche. Confermata la mission verso la cura del dentista tradizionale, rispetto alla vocazione commerciale delle catene

catene228L’ANCOD, Associazione Nazionale Centri Odontoiatrici ha promosso una ricerca sul mercato odontoiatrico commissionata alla Key Stone che ha interessato un campione di 1.500 persone in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e nella città di Roma.

Stando ai dati della ricerca riportati da un noto quotidiano di settore, la fotografia che emerge conferma che i nostri studi vengono scelti da pazienti che cercano la qualità e la continuità delle cure mentre alle catene ed ai poliambulatori si rivolgono pazienti che cercano esclusivamente la tariffa più bassa e, prima di scegliere, girano varie strutture per trovare quella più conveniente.

I dati riportati confermano che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani (l’84%) si rivolge nello studio di un dentista tradizionale, il 10% nei centri odontoiatrici, il 5% alle Asl, il 5% nei poliambulatori e grandi cliniche private mentre che si reca all’estero è il 2% del campione (dato che conferma la storica ricerca ANDI commissionata al prof. Manheimer).

Le catene vengono scelte prevalentemente per il prezzo, visto che il 45% degli intervistati ha dichiarato di averle scelte perché più economiche. Cliniche che attraggono il cittadino anche per l’estetica delle strutture e per la capacità del proprio personale di “convincere” ed infatti dalla ricerca emerge che il 31% dei cittadini intervistati che si sono recati un una catena (contro il 24% del dentista privato) dice di aver scelto un centro “perché mi ha convinto maggiormente”, mentre chi si affida al dentista privato lo fa soprattutto in virtù del rapporto di fiducia ed al passaparola (27%). Leggi tutto “Ricerca ANCOD sulle scelte dei pazienti in tema di cure odontoiatriche. Confermata la mission verso la cura del dentista tradizionale, rispetto alla vocazione commerciale delle catene”

Disturbi alle gengive una ricerca conferma: colpisce il 50% degli italiani ma solo 1 su 2 si rivolge ad un esperto

La gengivite colpisce 23 milioni di persone nel nostro Paese. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dall’istituto di ricerca GfK e promossa da GSK Consumer Healthcare. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la gengivite non viene riconosciuta come patologia, con il rischio di sottovalutarne le conseguenze per la salute e per il benessere generale della persona.

L’indagine rivela infatti che, tra i disturbi del cavo orale, questa patologia sia tra i problemi più diffusi con un 65% di incidenza tra gli intervistati, che spesso riconoscono questa condizione solo quando vengono suggeriti esempi o situazioni concrete legate al disturbo, come può essere notare la presenza di sangue durante lo spazzolamento dei denti.

Ma non è solo la gengivite ad affliggere i nostri connazionali. Al contrario, la bocca sembra essere un punto particolarmente debole della nostra salute: 8 intervistati su 10 hanno affermato di soffrire di almeno un disturbo a livello del cavo orale e, oltre all’infiammazione gengivale, è la sensibilità dentinale a colpire con maggior frequenza (48%), mentre problemi di placca e tartaro affliggono il 42% degli intervistati.

Gengive gonfie, arrossate e dolenti, che sanguinano quando si spazzolano i denti sono i campanelli d’allarme che segnalano chiaramente l’inizio del disturbo e che, se non trascurati, permettono di intervenire tempestivamente e di risolvere il problema con efficacia. Diversamente, quando questi sintomi vengono sottovalutati o gestiti in maniera non adeguata, possono progredire in malattie parodontali e arrivare a causare la perdita irreversibile dei denti. Leggi tutto “Disturbi alle gengive una ricerca conferma: colpisce il 50% degli italiani ma solo 1 su 2 si rivolge ad un esperto”