Implantologia: una soluzione per tutti?

Pensi che l’impianto non faccia per te? Assumi talmente tanti farmaci che pensi possano interferire con la tua protesi? Cerchiamo di capire quali farmaci e patologie possono rappresentare delle controindicazioni all’implantologia.

 

I progressi compiuti nel campo della medicina ci hanno permesso di controllare e curare numerose malattie tramite l’utilizzo di un farmaco. I farmaci dunque ci salvano la vita ma contemporaneamente svolgono un effetto che a volte non va trascurato.

Inserire un impianto prevede pur sempre un intervento chirurgico che deve essere pianificato e studiato al meglio.

La pianificazione dell’intervento passa per quella che è la valutazione preoperatoria del paziente, ovvero capire che problemi ha o ha avuto, quali farmaci assume, che patologie hanno i familiari più stretti. Questa raccolta dei dati del paziente, detta anamnesi, è di fondamentale importanza per prevenire incidenti e complicanze.

Ed è proprio in questa fase che viene stabilito se vi sono controindicazioni all’implantologia. Facciamo dunque una carrellata delle più comuni patologie e dei farmaci correlati.

Paziente con problemi cardiovascolari

Le patologie dell’apparato cardiocircolatorio interessano una percentuale elevata della popolazione italiana, soprattutto in fascia avanzata. All’interno di questa macrocategoria occorre distinguere diverse tipologie di pazienti:

  • Ipertesi;
  • Con cardiopatia ischemica;
  • pazienti affetti da aritmie;
  • Con patologie valvolari.

Ipertesi

ipertensione e impiantiSe soffri di ipertensione arteriosa sicuramente temi che la paura e lo stress che spesso ti accompagnano durante la visita odontoiatrica possano risultare un problema. In realtà, gli ipertesi e tutti i farmaci correlati non rappresentano delle controindicazioni all’implantologia. L’implantologo si occuperà del monitoraggio della pressione e adotterà tutte le manovre utili ad evitare una crisi ipertensiva.

Aritmie

controindicazioni all’implantologia

Se sei un paziente con un’aritmia e hai sempre sognato di tornare a sorridere, è opportuno che tu sappia che la tua patologia non ti preclude l’impianto. Particolari accorgimenti andranno adottati con l’anestesia: sarà compito dell’implantologo limitare l’utilizzo di anestetici che contengano sostanze che possono aggravare il quadro aritmico.

Puoi eseguire l’intervento anche se assumi farmaci antiaritmici  o ti è stato impiantato un pacemaker.

Paziente in terapia anticoagulante o antiaggregante

farmaci in implantologia

Nel paziente in terapia anticoagulante o antiaggregante occorre sempre pesare il rischio di sanguinamento con il rischio trombotico che si avrebbe in caso di sospensione del farmaco.

Secondo le recenti linee guida a riguardo, tutti gli antiaggreganti tra cui la celeberrima cardioaspirinanon vanno sospesi.

Nel caso della terapia anticoagulante, come quella con coumadin, all’implantologo sarà necessario richiedere la consulenza del medico curante. Tuttavia per valori di INR inferiori a 3,5 l’impianto può essere inserito senza alcuna sospensione. Se invece i valori di INR dovessero essere superiori è molto probabile che si debba fare la cosiddetta terapia ponte, sostituendo il coumadin con l’eparina a partire da 5 giorni fino a 12 ore dall’intervento e riprendendola 12 ore dopo. In questa maniera l’INR raggiungerà valori idonei.

Anche in presenza di stent coronarici gli antiaggreganti assunti non vanno sospesi.

Paziente diabetico

diabete e impianti

Se soffri di diabete probabilmente avrai già letto che risulti predisposto alla parodontite o perimplantite. In realtà i pazienti con diabete curato in maniera idonea (diabete compensato) e i relativi farmaci non sono delle controindicazioni all’implantologia.

Discorso diverso è per i diabetici scompensati in cui sarà dapprima necessario regolarizzare la patologia prima di eseguire l’intervento al fine di evitare il fallimento implantare.

Paziente con neoplasie o trapiantati

Eseguire un impianto in un paziente con un tumore o che ha eseguito un trapianto è possibile ma data l’estrema variabiltà dei quadri che può assumere la patologia non è sempre garantito.

In ogni caso nei pazienti neoplastici, così come per l’infarto del miocardio, è assolutamente controindicato inserire un impianto nei 6 mesi dopo il termine della chemioterapia.

Per quanto riguarda la radioterapia alla testa o al collo, questa rappresenta una controindicazione assoluta alla terapia implantare.

Anche nei pazienti trapiantati è necessario attendere 6 mesi dal trapianto prima di poter eseguire trattamenti odontoiatrici.

Paziente dializzato

problemi renali e impianti

Il paziente dializzato può eseguire una terapia implantare a patto che la seduta odontoiatrica venga fatta il giorno immediatamente seguente a quella di dialisi. Tuttavia, è molto probabile che l’implantologo esegua una consulenza specialistica con il nefrologo per assicurare la piena idoneità del paziente all’intervento.

Controindicazioni all’implantologia per altre categorie di pazienti

A completamento del quadro di tutte le patologie e terapie farmacologiche di più frequente riscontro vi sono altre categorie di pazienti che andrebbero analizzate:

  • I pazienti con problemi al fegato possono eseguire l’intervento ma necessiteranno di dosi di anestetico ridotte;
  • I pazienti con insufficienza respiratoria non possiedono controindicazioni all’implantologia;
  • Le donne in gravidanza dovrebbero evitare il trattamento chirurgico, specialmente nel primo e nel terzo trimestre. Il posizionamento dell’impianto è eseguibile dopo il parto;
  • I soggetti allergici a lattice o agli anestetici possono recarsi dall’odontoiatra senza alcun problema. Basterà utilizzare presidi senza lattice e cambiare la molecola dell’anestetico;
  • Eseguire un terapia implantare in un paziente anziano non rappresenta di per sé una controindicazione. Tuttavia, la sua gestione deve tener conto di tutte le eventuali patologie e farmaci associati tra loro;
  • Tutti coloro che assumono bifosfonati non possono eseguire alcun tipo di intervento chirurgico. I bifosfonati sono farmaci spesso utilizzati per il trattamento di osteoporosi e tumori dell’osso.

 

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