Il ruolo del dentista nello sbiancamento dentale

E’ risaputo che taluni alimenti, bevande e soprattutto il fumo sono nemici del colore dei denti. Ma anche l’invecchiamento comporta una alterazione del colore dei denti. In molti casi è possibile intervenire e ripristinare il più possibile il colore originale dei denti attraverso sedute professionali di sbiancamento. In farmacia o attraverso la grande distribuzione è possibile reperire molti prodotti definiti utili per lo “sbiancamento dentale”. In realtà la loro efficacia è mirata al mantenimento di quanto ottenuto con una seduta di sbiancamento professionale. I prodotti “fai da te” hanno infatti concentrazioni minime di perossido di idrogeno, l’agente che determina lo sbiancamento dentale. La normativa europea (Regolamento UE n. 344/2013), vieta la vendita al consumatore finale di prodotti con concentrazioni di perossido di idrogeno maggiore dello 0,1% e minore o uguale al 6%.  Concentrazioni superiori sono consentite solo per i prodotti ad uso professionale che devono essere prescritti dai soli professionisti abilitati all’odontoiatria.Lo sbiancamento,  è un atto medico e come tale è indispensabile una preliminare valutazione da parte del dentista della natura del difetto di colore del  dente naturale oggetto del trattamento sbiancante e della situazione clinica. Infatti, non tutti i difetti di colore dei denti naturali possono essere risolti tramite lo sbiancamento, spesso essendo le alterazioni del colore dentale dovute a  prolungata assunzione di farmaci in età infantile, a traumi dentali nonché ad ulteriori cause eziologiche che non possono essere risolte con tale metodica. Bisogna poi sempre valutare lo stato di salute delle gengive, dei denti per valutare se esistano condizioni infiammatorie da rimuovere in via preliminare. Infine l’eventuale presenza di tartaro richiede una seduta di igiene orale prima del trattamento sbiancante. Comunque, i trattamenti sbiancanti non sono definitivi ma devono essere ripetuti con regolarità almeno ogni 18-24 mesi.